Storia di colonialismo e dei suoi parenti: il CFA, ovvero lo zio d’Africa dell’Euro. – di Stefano Sanna

La crisi greca ha dimostrato, anche agli occhi dei più distratti, che l’euro è l’arma con cui un sistema di governo sovranazionale neoliberista e neo-mercantilista distrugge la democrazia.

Il sistema euro caratterizzato da: azzeramento dei deficit dei singoli Stati, debiti con banche private, scarsità di moneta, politiche di esportazione e conseguente deflazione salariale, ha di fatto trasformato gli Stati alla stregua di Stati coloniali governati dalle economie tedesca e francese (sempre meno ormai da quella francese).

Oggi è chiaro ma 13 anni fa c’era un modo, oltre al punto di vista della MMT, per capire l’involuzione che ci attendeva? C’era, purtroppo c’era.

Nel 1980 il presidente del Burkina Faso Thomas Sankara, in un suo intervento all’ONU, denunciava come il debito del suo Stato fosse utilizzato come strumento di oppressione da parte del governo coloniale. Armato di un coraggio che gli costò la vita, proclamava che gli Africani non dovevano ripagare un debito che non avevano contratto ma che, al contrario, gli era stato imposto dagli ex-colonizzatori. I Francesi, infatti, utilizzavano il debito per decidere e orientare le politiche economiche da cui Sankara voleva svincolarsi.

Per comprendere a pieno il discorso di Thomas Sankara dobbiamo tenere presente che:

  • Il debito del Burkina Faso non era il debito di uno Stato Sovrano;
  • Era un debito contratto con banche private;
  • Era un debito denominato in CFA (Colonies françaises d’Afrique), la moneta comune a 14 Stati africani legata a tasso fisso prima al franco francese ed oggi all’euro (moneta convertibile).

Il CFA possiamo pertanto inquadrarlo come l’anziano zio d’Africa dell’euro.

Il CFA fu istituito nel 1945 per consentire alla Francia di mantenere l’egemonia economica e politica sulle ex colonie francesi e non solo. Il CFA, nato come franco delle “Colonies Françaises d’Afrique”, ha successivamente cambiato nome in franco della “Comunità Francese dell’Africa ” (facendo sparire la scomoda etichetta colonialismo).

Oggi con il CFA si intende sia il franco della Comunità Finanziaria dell’Africa (8 Stati [1]) nel caso dell’UEMOA, che ha come istituto di emissione il BCEAO (Banco Centrale degli Stati dell’Africa Occidentale), sia il franco della cooperazione finanziaria dell’Africa Centrale per il CEMAC (6 Stati [2]), che ha come istituto di emissione il BEAC (Banco degli Stati dell’Africa Centrale).

Le rispettive valute non sono intercambiabili.

Gli accordi che vincolano i due istituti di emissione alle autorità francesi sono identici, e prevedono le seguenti clausole:

  1. Cambio fisso con la divisa europea;
  2. Piena convertibilità delle valute con l’euro garantita dal Tesoro francese (cioè chi possiede CFA può chiedere in qualunque momento che siano cambiati in euro);
  3. Un fondo comune di riserva in moneta estera a cui partecipano tutti i paesi del CFA. Questo fondo è costituito dal 65% di quanto ciascuno Stato africano incassa dalle proprie esportazioni ed è depositato presso il Tesoro francese. Questo significa che per ogni 1000 euro che uno di questi Stati incassa esportando beni reali, 650 euro li trattiene la Francia come riserva a garanzia delle convertibilità del punto 2.
  4. La partecipazione delle autorità francesi nella definizione della politica monetaria della zona CFA.

Dal 1945 ad oggi quei paesi africani sono tra i più poveri al mondo. Negli ultimi due decenni solo la Guinea equatoriale e il Gabon hanno aumentato il proprio PIL grazie alla scoperta dei giacimenti petroliferi che però è andata all’esclusivo vantaggio delle multinazionali e di pochi soggetti locali.

Capire come funziona il sistema monetario dell’euro ci permette di ripercorrere storie economiche diverse dalla nostra e capire come e perché un sistema possa diventare lo strumento di sfruttamento e di annientamento delle democrazie, o come in questo caso diventare lo strumento per proseguire la dominanza colonialista.

Sankara non conosceva la potenza democratica della moneta Fiat, ma non si era limitato a chiedere il condono del debito. Aveva denunciato le armi economiche e finanziare utilizzate per soggiogare i popoli. Pretendeva la sovranità del suo Stato.

Gli articoli sul CFA, come quello di Nicolas Agbohou o di Demba Moussa Dembélé, sono una precisa analisi non solo del sistema CFA ma anche di sistemi analoghi come l’euro. Le analogie dei due sistemi confermano che chi conosceva il sistema CFA sapeva benissimo cosa è la moneta unica europea.

L’euro dei colonialisti Kohl e di Mitterrand è stato senza ombra di dubbio una scelta deliberata per sottomettere economie e popoli, prima africani e successivamente del Sud Europa.

L’avevano spiegato anni prima gli economisti della MMT e l’aveva capito e urlato il prof. Alain Parguez, prima di essere accerchiato dalla voluta coltre di oblio nelle Università Francesi ed Europee.

 

Note

1.^ Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo

2.^ Camerun, Repubblica Centroafricana, Repubblica del Congo, Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad

di Stefano Sanna, 15 settembre 2018,  https://www.retemmt.it/cfa-ovvero-lo-zio-dafrica-delleuro-storia-di-colonialismo-e-dei-suoi-parenti/

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Pink Floyd: Live at Pompei

Pink Floyd: Live at Pompei

Pink Floyd: Live at Pompeii, uscito in Italia anche con il titolo Pink Floyd a Pompei, è un film-documentario-concerto diretto da Adrian Maben, uscito nella versione per le sale cinematografiche nel 1974 e incentrato sulla musica del gruppo rock inglese dei Pink Floyd.

Moulin Rouge

Moulin Rouge

Moulin Rouge! è un film musical del 2001 del regista Baz Luhrmann, ispirato all’opera La traviata di Giuseppe Verdi. La pellicola è considerata atipica nel suo genere perché i brani cantati non sono opere originali, ma rivisitazioni di alcuni dei brani storici della musica pop interpretati dal cast; in particolare i due attori protagonisti Nicole Kidman e Ewan McGregor stupirono il pubblico con le loro doti canore non essendo dei cantanti professionisti.[1]

Nella storia sono presenti personaggi sia di fantasia sia realmente esistiti: fra questi vi è il pittore Henri de Toulouse-Lautrec (interpretato da John Leguizamo), uno dei massimi esponenti dello spirito bohémien, racchiudibile nelle quattro parole chiave del lungometraggio Libertà – Bellezza – Verità – Amore, ed il musicista Erik Satie (Matthew Whittet), che stando alle cronache dell’epoca era ancor più eccentrico e stralunato di come mostrato nel film. Moulin Rouge! è noto per mescolare la spettacolarità scenica ad un certo surrealismo, in linea con lo spirito della Parigi dell’epoca; dal punto di vista visivo, predominano i colori caldi, il rosso su tutti, alternati a toni cupi e freddi nelle scene drammatiche di maggior tensione.

La sua uscita è stata considerata la “rinascita” del musical, un genere cinematografico che per molti anni era stato disertato dal cinema live action e tenuto in vita solo dai classici Disney d’animazione e il film è stato vincitore di due premi Oscar nel 2002, per la migliore scenografia e i migliori costumi, vincendo due statuette sulle otto nomination avute.

È stato presentato in concorso al 54º Festival di Cannes.[2]